Maternità: Esempio congedo flessibile

NOVITA’ 2020

Ferma restando la durata complessiva di 5 mesi dell’assenza e a condizione che vi sia una specifica autorizzazione medica, la lavoratrice può chiedere di avvalersi della c.d. flessibilità dell’astensione, posticipandone il periodo dal mese precedente la data presunta del parto ai 4 mesi successivi ad esso.

Da ciò risulta che il periodo di flessibilità del congedo di maternità (precedente la data presunta del parto) può andare da un minimo di un giorno ad un massimo di un mese.

Esso può essere successivamente ridotto (ampliando quindi il periodo di astensione precedente al parto inizialmente richiesto) su istanza della lavoratrice, oppure per fatti sopravvenuti (ad esempio, per l’insorgenza di un periodo di malattia, in quanto il rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro collegato all’evento morboso supera, di fatto, il giudizio medico precedentemente espresso).

In tutte queste ipotesi la flessibilità consiste nel differimento al periodo successivo al parto, non del mese intero, ma di una frazione di esso e cioè delle giornate di congedo di maternità «ordinario» non godute prima della data presunta del parto, che sono state considerate oggetto di flessibilità, vale a dire quelle di effettiva prestazione di attività lavorativa nel periodo relativo, comprese le festività cadenti nello stesso.

Esempio: calcolo del periodo di congedo di maternità flessibile

  • Data presunta del parto: 20 luglio
  • Astensione precedente il parto: dal 20 giugno
  • Astensione successiva al parto: se il bambino nasce effettivamente il 20 luglio o prima di tale data, dal 21 luglio al 20 novembre; se nasce il 23 luglio, dal 24 luglio al 23 novembre (quindi l’astensione precedente al parto si estende fino al 23 luglio)

È possibile posticipare la data di inizio del congedo di maternità solo in assenza di:

condizioni patologiche che, al momento della richiesta, configurino situazioni di rischio per la salute della lavoratrice e/o del bambino;

  • un provvedimento di interdizione anticipata dal lavoro (o qualora siano venute meno le cause che, nelle prime fasi della gravidanza, avevano portato all’adozione di tale provvedimento);
  • pregiudizio alla salute della lavoratrice e del nascituro derivante dalle mansioni svolte, dall’ambiente di lavoro e/o dall’articolazione dell’orario di lavoro previsto. Nel caso venga rilevata una situazione pregiudizievole, alla lavoratrice non può comunque essere consentito, ai fini dell’esercizio dell’opzione, lo spostamento ad altre mansioni o la modifica delle condizioni e dell’orario di lavoro;
  • controindicazioni allo stato di gestazione legate alle modalità utilizzate per raggiungere il posto di lavoro.

Ai fini dell’accoglimento delle domande di flessibilità è necessario che alle richieste siano allegate le certificazioni sanitarie che rechino una data non successiva alla fine del 7° mese ed attestino la compatibilità dell’avanzato stato di gravidanza con la permanenza al lavoro fin dal primo giorno dell’8° mese.

Pertanto, dovranno essere integralmente respinte le domande di flessibilità cui siano allegate certificazioni sanitarie con data che va oltre la fine del 7° mese.

DAL 1° GENNAIO 2019. MATERNITA’ POSTICIPO DEL CONGEDO DI MATERNITÀ DOPO IL PARTO

Dal 1° gennaio 2019 le lavoratrici madri hanno la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, entro i 5 mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del SSN e il medico competente attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.

Le lavoratrici che all’inizio del periodo di congedo di maternità non prestino attività lavorativa, ma alle quali sia riconosciuto il diritto all’indennità di maternità (art. 24 d.lgs. n. 151/2001), non possono avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto.

In caso di morte, grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo del bambino al padre, quest’ultimo ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, anche nel caso in cui quest’ultima si sia avvalsa della facoltà in oggetto.

Documentazione. La documentazione sanitaria necessaria deve essere acquisita dalla lavoratrice nel corso del 7° mese di gravidanza e deve attestare l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro fino alla data presunta del parto o fino all’evento del parto, se questo dovesse avvenire in data successiva.

La documentazione deve essere inoltre presentata al proprio datore di lavoro e all’INPS entro la fine del 7° mese di gestazione.

La certificazione non deve contenere l’indicazione di una data precisa del parto, attesa l’imprevedibilità della collocazione temporale dell’evento stesso, ma sarà sufficiente che riporti una generica dicitura “fino all’evento del parto”.

Le certificazioni che contengono il solo riferimento alla data presunta del parto sono ritenute idonee a consentire lo svolgimento dell’attività lavorativa fino al giorno antecedente alla data presunta del parto, con conseguente inizio del congedo di maternità dalla data presunta stessa, e per i successivi 5 mesi.

Domanda. La scelta di avvalersi di tale opzione deve essere effettuata nella domanda telematica di indennità di maternità, selezionando la specifica opzione. La domanda di maternità deve essere presentata prima dei 2 mesi che precedono la data presunta del parto e comunque mai oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile.

La documentazione medico-sanitaria deve essere presentata in originale direttamente allo sportello INPS oppure spedita a mezzo raccomandata (art. 49 d.P.R. n. 445/2000), in un plico chiuso riportante la dicitura “Contiene dati sensibili”.

Rinuncia. La scelta della lavoratrice è una opzione alternativa alla tradizionale modalità di fruizione del congedo di maternità. Di conseguenza, è possibile rinunciarvi prima dell’inizio del periodo di congedo di maternità prima del parto (ossia prima dell’inizio dell’8° mese di gravidanza).

Se, tuttavia, la lavoratrice gestante manifesta, espressamente o implicitamente (ad esempio, presentando una nuova domanda di maternità), la decisione di non volersi più avvalere della predetta opzione dopo l’8° mese, il congedo di maternità indennizzabile sarà computato secondo le consuete modalità:

  • i periodi lavorati prima della rinuncia non saranno indennizzati, in quanto la lavoratrice non si è astenuta dall’attività lavorativa (la stessa sarà regolarmente retribuita dal datore di lavoro);
  • i periodi di congedo successivi alla rinuncia e i 3 mesi di congedo dopo il parto, saranno invece indennizzati.

Casi Particolari

 INSORGERE DI UN PERIODO DI MALATTIA

Se prima del parto si verifica un periodo di malattia, la lavoratrice non può avvalersi dell’opzione in quanto ogni processo morboso in tale periodo comporta un rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro.

Dal giorno di insorgenza dell’evento morboso la lavoratrice inizia il proprio periodo di congedo di maternità e le giornate di astensione obbligatoria non godute prima si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto.

La data di inizio del periodo di maternità determina anche un diverso periodo di riferimento per l’individuazione dei dodici mesi interi nei quali verificare la presenza del requisito contributivo.

LAVORATRICE CHE FRUISCE DELLA FLESSIBILITÀ

La lavoratrice che fruisce della flessibilità (continuando quindi a lavorare nell’8° mese di gravidanza) e sceglie, nel corso dell’8° mese stesso, di prolungare la propria attività lavorativa e fruire del congedo di maternità dopo il parto ha l’obbligo di attestare, entro la fine dell’8° mese di gravidanza, l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro fino alla data presunta del parto o fino all’evento del parto, ma senza l’obbligo di presentare all’INPS la documentazione medica, che deve quindi essere trasmessa soltanto al proprio committente.

MORTE O GRAVE INFERMITÀ DELLA MADRE

In caso di morte, grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo del bambino al padre, il lavoratore iscritto alla Gestione separata ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, anche nel caso in cui quest’ultima si sia avvalsa della facoltà in oggetto.

LAVORATRICI ISCRITTE ALLA GESTIONE SEPARATA

La facoltà in esame si applica anche alle lavoratrici iscritte alla Gestione separata, a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa (art. 2, c. 26, L. 335/95): la tutela della maternità per questo tipo di lavoratrici avviene infatti nelle forme e con le modalità previste per il lavoro dipendente (art. 64 d.lgs. n. 151/2001).

Sono di seguito esaminate le particolarità previste per questa categoria di lavoratrici.

Documentazione

Le lavoratrici iscritte alla Gestione separata devono presentare al proprio committente (e non all’INPS) la documentazione medica necessaria, acquisita nel 7° mese di gravidanza.

Domanda

Le lavoratrici iscritte alla Gestione separata devono comunicare all’INPS, prima dell’inizio dell’ottavo mese di gravidanza, la scelta di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto: questo per verificare la sussistenza del requisito contributivo richiesto per l’accesso alla prestazione, ovvero il versamento della contribuzione dello 0,72% per almeno 1 mensilità nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori alla data del parto.