Benessere organizzativo: riferimenti giuridici e documenti-chiave

Relativamente al secondo ambito di benessere sul lavoro, vale a dire quello del benessere organizzativo, non esiste nessuna norma del nostro ordinamento giuridico che dia una definizione sul tema.

Esistono, invece, alcune disposizioni che impongono un “dover essere” relativo a tale profilo del benessere.

La fondamentale è l’art. 21 della legge n. 183/2010 che impone alle pubbliche amministrazioni di garantire, utilizzando implicitamente tutte le misure organizzative gestionali tecniche siano necessarie, “un ambiente di lavoro improntato al benessere organizzativo”.

Ulteriore norma significativa in materia è quella del Dpr n. 62/2013 (art. 13, comma 5) che impone al dirigente pubblico la cura del benessere organizzativo nella struttura a cui è preposto, pur compatibilmente con le risorse disponibili.

Ulteriori dettagli di “dover fare” soprattutto tecnico sono poi contenuti in documenti di data meno recente. Ad esempio, la direttiva del ministro della Funzione pubblica emanata il 24 marzo 2004, cioè la circolare sul benessere organizzativo che fornisce molti elementi di metodo sul tema.

Benessere organizzativo: riferimenti giuridici

Disposizione Contenuto normativo

Art. 7, comma 1 (come innovato) 1 (…) Le pubbliche amministrazioni garantiscono altresì un ambiente di lavoro improntato al benessere organizzativo e si impegnano a rilevare, contrastare ed eliminare ogni forma di violenza morale o psichica al proprio interno.

Art. 13 (Disposizioni particolari per i dirigenti) Codice comportamento nazionale del 16 aprile 2013, n. 62 (Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165).  Il dirigente cura, compatibilmente con le risorse disponibili, il benessere organizzativo nella struttura a cui è preposto, favorendo l’instaurarsi di rapporti cordiali e rispettosi tra i collaboratori, assume iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni, alla formazione e all’aggiornamento del personale, all’inclusione e alla valorizzazione delle differenze di genere, di età e di condizioni personali Art. 57 del Dlgs n. 165/2000 (come innovato dall’art. 21 della legge n. 183/2010). Le pubbliche amministrazioni costituiscono al proprio interno, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni.

Art. 14 (Organismo indipendente di valutazione della performance) del Dlgs n. 150/1999

Comma 5. L’Organismo indipendente di valutazione della performance, sulla base di appositi modelli forniti dalla Commissione di cui all’articolo 13, cura annualmente la realizzazione di indagini sul personale dipendente volte a rilevare il livello di benessere organizzativo e il grado di condivisione del sistema di valutazione nonché la rilevazione della valutazione del proprio superiore gerarchico da parte del personale, e ne riferisce alla predetta Commissione.

Direttiva del ministro della Funzione pubblica emanata il 24 marzo 2004 (circolare sul benessere organizzativo)

Le pubbliche amministrazioni devono “attivarsi, oltre che per raggiungere obiettivi di efficacia e di produttività, anche per realizzare e mantenere il benessere fisico e psicologico delle persone, attraverso la costruzione di ambienti e relazioni di lavoro che contribuiscano al miglioramento

della qualità della vita dei lavoratori e delle prestazioni. Si afferma infatti che per lo sviluppo e l’efficienza delle amministrazioni, le condizioni emotive dell’ambiente in cui si lavora, la sussistenza di un clima organizzativo che stimoli la creatività e l’apprendimento, l’ergonomia – oltre che la sicurezza – degli ambienti di lavoro, costituiscano elementi di fondamentale importanza ai fini dello sviluppo e dell’efficienza delle amministrazioni pubbliche. Ed ancora si dice: Per migliorare le prestazioni e gli effetti delle politiche pubbliche, è importante offrire agli operatori la possibilità di lavorare in contesti organizzativi che favoriscono gli scambi, la trasparenza e la visibilità dei risultati del lavoro, in ambienti dove esiste un’adeguata attenzione agli spazi architettonici, ai rapporti tra le persone e allo sviluppo professionale.

Il Dipartimento della funzione pubblica ha collocato tra le priorità di cambiamento da sostenere nelle amministrazioni pubbliche, quella di creare specifiche condizioni che possano incidere sul miglioramento del sistema sociale interno, delle relazioni interpersonali e, in generale, della cultura organizzativa.

Si intende inoltre segnalare all’attenzione delle amministrazioni pubbliche un aspetto rilevante per lo sviluppo delle motivazioni al lavoro spesso trascurato nella tradizionale gestione del personale nelle amministrazioni pubbliche.

Si tratta, quindi, di rendere le amministrazioni pubbliche datori di lavoro esemplari attraverso una rinnovata attenzione ad aspetti non monetari del rapporto di lavoro, consentendo l’avvio di modelli gestionali delle risorse umane diretti a favorire il miglioramento degli ambienti di lavoro, l’aumento dei livelli di produttività, nel contesto delle relazioni sindacali.”

Benessere Organizzativo Direttiva Ministro Funzione Pubblica 2004