ORDINI DI SERVIZIO: ISTRUZIONI PER L’USO

Cosa è l’Ordine di Servizio

E’ una disposizione impartita da un superiore gerarchico sul quale ricade la responsabilità dei fatti ad essa conseguenti. L’art. 51 del Codice Penale “Ordine del superiore gerarchico” stabilisce che, nell’ipotesi in cui chi riceve l’ordine si accorga che trattasi dell’ordine di commettere un reato, anche costui è responsabile penalmente unitamente a chi ha dato l’ordine.

n qualità di responsabili dell’assistenza infermieristica è opportuno motivare il rifiuto in fatto e in diritto.

Il lavoratore deve eseguire gli ordini che gli siano impartiti dal superiore gerarchico in merito alle proprie funzioni e mansioni.

Si puo’ disattendere un ordine di servizio ?

E’ sempre possibile disattendere un ordine di servizio quando comporta, per chi lo riceve, anche solo il rischio di commettere un reato penale. In ogni caso, prima di disattenderlo, occorre essere molto certi che sussista un reato.

In caso di dubbio, l’ordine di servizio deve essere eseguito e solo successivamente contestato.

E’ poi possibile disattendere un ordine di servizio se vi siano motivazioni di carattere personale che impediscono al dipendente di ottemperarvi dando puntuale dimostrazione dell’impedimento.

IN TUTTI I CASI LA MOTIVAZIONE CHE DISATTENDE AD UN ORDINE DI SERVIZIO DEVE ESSERE SCRITTA

Quali impedimenti comprovabili?

Quelli collegati allo stato di necessità (art. 54 del C.P); quelli collegati alla forza maggiore (art. 45 del C.P) esempio: rifiuto di rientrare in servizio in quanto in tale giorno affidato a se il figlio minore, senza alcuna possibilità di poterlo affidare a terzi e dovendo evitare il reato di abbandono di minore, ovviamente ciò deve essere dimostrato.

Deve essere scritto. In giurisprudenza le comunicazioni che possiedono valore sono scritte. L’ordine di servizio, che è un’ingiunzione al dipendente di violare le norme contrattuali, deve essere scritto anche per tutela sia del dipendente stesso che dell’azienda. Tale tutela non è presente se viene emesso verbalmente.

Deve pervenire per tempo. Quindi in anticipo al lavoratore presso la sede lavorativa. Il lavoratore non è tenuto a farsi reperire al proprio domicilio, né telefonicamente né con altri sistemi, tranne nel caso della pronta disponibilità

Deve essere motivato. Nell’ordine di servizio deve apparire la motivazione per la quale è stato emesso, a garanzia della liceità dello stesso.

Deve essere uno strumento eccezionale. In caso contrario diverrebbe straordinario programmato, espressamente vietato dalla normativa in vigore .

La copertura dei turni deve essere garantita sulla base dei criteri organizzativi certi e con personale sufficiente per evitare disservizi dovuti ad imprevisti.

Se vi è carenza d’organico dovuta a motivi contingenti, la Direzione può organizzare i turni utilizzando l’istituto contrattuale della pronta disponibilità.

Non deve sovrapporsi ad altri istituti contrattuali già previsti: non può essere utilizzato per il richiamo in servizio “oggi per oggi”, in quanto si cade nell’istituto della pronta disponibilità.

In questo caso, se il dipendente si rifiuta di adempiere l’ordine di servizio, non possono essere prese sanzioni disciplinari nei suoi confronti.

Inoltre il codice deontologico prevede per il personale infermieristico l’obbligo di presentarsi in servizio solo in caso di calamità pubblica.

In caso di richiamo in servizio “oggi per domani”, il ricorso all’ordine di servizio può essere legittimo, a patto che si rispettino una serie di vincoli.

In caso di prolungamento dell’orario di servizio il dipendente è costretto a rimanervici fino all’arrivo della sostituzione (art.10 codice deontologico dell’infermiere e art.593 del C.P.); ma spetta al dirigente autorizzarlo e, quindi, nel caso di più infermieri presenti, decidere e segnalare chi dovrà fermarsi in servizio.

In caso di sospensione o interruzione delle ferie è necessario l’ordine di servizio, ma il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire almeno 15 giorni di congedo nel periodo estivo ai dipendenti che ne facciano richiesta e la fruizione del congedo ordinario (ferie) entro l’anno solare, al massimo, in caso di comprovata necessità di servizio entro i sei mesi successivi.

Deve essere firmato dal dirigente responsabile: in modo che si assuma la responsabilità dell’atto amministrativo.

Non esiste un limite numerico di ordini di servizio effettuabili.

Deve recare la data di emissione.

Deve contenere le azioni che si ordinano di eseguire al dipendente.

Consegna dell’ordine di servizio

L’ordine di servizio dovrebbe di norma essere consegnato sul luogo di lavoro.

Se viene consegnato al domicilio, può pervenire in due modi:

  • In busta aperta: consegnato nelle mani del dipendente, che deve riconsegnare la ricevuta dell’avvenuta consegna e ricezione
  • In busta chiusa: non ha valore consegnato nella buchetta delle lettere, in portineria o dai vicini, poiché non si può dimostrare che il dipendente l’abbia ricevuto in tempo utile.

E’ legittimo l’ordine di rientrare in servizio impartito telefonicamente al dipendente che si trova a casa?

In casi del tutto eccezionali, e per questo giustificati da situazioni particolarmente gravi calamità (si pensi ad esempio ad una alluvione, terremoto), le aziende sanitarie possono richiedere ai propri dipendenti, non ricompresi nei turni di pronta disponibilità e con modalità estemporanee di rientrare in servizio.

Chiaro è che l’ordine impartito telefonicamente non garantisce chi lo riceve che a impartirlo sia effettivamente il preposto che può farlo. Inoltre è ovvio che, l’ordine impartito telefonicamente non garantisce, a chi lo emana, che a riceverlo sia effettivamente il dipendente.

Non sussiste obbligo di possedere un apparecchio telefonico per esigenze aziendali, oltre sé posseduto fornire il proprio numero telefonico all’azienda.

Effetti sul curriculum

L’Ordine di servizio non implica alcuna conseguenza negativa sul curriculum professionale, né alcuna penalizzazione nelle valutazioni di merito per i lavoratori che si ottemperino correttamente.

L’ordine di servizio, pertanto, può essere richiesto dal dipendente ogni qualvolta sia ritenuto necessario a garanzia e salvaguardia dei propri diritti.

Prolungamento dell’orario di lavoro

Il dipendente è tenuto a prestare servizio durante il suo turno di lavoro e – qualora manchi il collega che deve sostituirlo – a prolungare il suo orario di lavoro.

Vi è un obbligo giuridico che impone di prolungare l’orario di lavoro fino all’arrivo del sostituto, poiché il dipendente che si allontana dal posto di lavoro rischia la denuncia penale per abbandono di persone incapaci e va incontro a sanzioni disciplinari  da parte dell’azienda.

Assenze improvvise

Nelle aziende e negli (in alcuni casi anche nei settori privati), sussistono appositi regolamenti che disciplinano le assenze improvvise.

Tali regolamenti vanno portati a conoscenza di tutti i dipendenti.

Nel caso in cui questi non ci fossero, è consigliabile che le rappresentanze sindacali aziendali ne richiedano l’emanazione, avendo cura che essi – quali contenuti minimi – prevedano:

  • la possibilità di verificare la copertura del turno di servizio, a seconda dell’ambito interessato, la possibilità di ridurre le presenze in servizio in base alle attività, alla tipologia ed al numero dei pazienti
  • l’dentificazione della sostituzione del personale su base volontaria
  • la verifica dell’opportunità di effettuare cambi turno nell’ambito della programmazione
  • la possibilità di richiamo in servizio del lavoratore con debito orario da smaltire
  • la verifica della possibilità di procedere, in via momentanea, alla mobilità interna
  • qualora non sia possibile garantire la disciplina del riposo, le ore di mancato riposo devono essere fruite entro 7 giorni
  • ricorrere alla pronta disponibilità programmata secondo gli accordi aziendali
  • nel caso in cui vi sia un prolungamento dell’orario di lavoro (non serve l’ordine di servizio, vale l’art. 591 del c.p abbandono di persone o incapaci), e la ripresa successiva del turno normale non garantisca le 11 ore di riposo consecutive, le ore mancanti vanno fruite entro 7 giorni

Come è  possibile dimostrare di aver agito in seguito ad un ordine di servizio non iscritto?

In effetti se, con un ordine di servizio verbale, si viene spostati, anche per alcune ore, dal proprio reparto o altro, in una eventuale indagine penale non sussisterebbe da nessun documento il temporaneo trasferimento da un posto di lavoro all’ altro.

Si consiglia pertanto in tutti i casi nei quali si riceve un ordine verbale a cui non segue la forma scritta, di

inviare al responsabile che ha emanato la disposizione una comunicazione così concepita:

Io Sottoscritto ______________________________________Matricola_________________________

con la qualifica professionale di _________________________________________________________

DICHIARO

che in data____________________dalle ore_______________alle ore_________________

ho ho svolgo la mia attività professionale_________________________________________________

anziché la mia U.O. di appartenenza__________________________________________________________

come da sua disposizione impartita verbalmente

Il dipendente

La comunicazione dev’ essere trasmessa per raccomandata o tramite protocollo interno.

A CHI RIVOLGERSI

Segnala sempre al tuo delegato sindacale che hai ricevuto un ordine di servizio, tanto più se questo si ripete nel tempo, se lo ritieni pretestuoso, illegittimo.

Una volta ottemperato all’ordine di servizio che ritieni non giusto, invia una nota scritta (meglio con raccomandata con R/R all’ufficio delle risorse umane della tua azienda e/o ente, illustrando con accuratezza le tua motivazioni.

In caso di successiva vertenza legale, gli atti sono molto importanti.

IN OGNI CASO PUOI RIVOLGERTI ALLA FP CGIL DELLA TUA CITTA’ E AGLI UFFICI VERTENZE DELLA CGIL (presso le Camere del Lavoro) PER RICEVERE TUTTA L’ASSISTENZA DI CUI HAI BISOGNO.

NORMATIVA PARZIALE

L’Art. 591 Codice Penale Abbandono di incapace.

Qualora, a fronte di uno status giuridico disciplinato dalle normative ad hoc, vengano impartite disposizioni di servizio che espongono arbitrariamente gli infermieri al delitto previsto e punito dall’art. 591 del C.P., si condanna la condotta di “abbandono di persona incapace per qualsiasi motivo di provvedere a se stessa”, e per la quale l’infermiere ne ha la custodia e deve provvedere alla cura (Cassazione penale, sez. V, 12-10-82). Il 591 c.p., in virtù della tipologia degli interessi protetti, è diretta a prevenire comportamenti che, con l’abbandono, pongono in pericolo l’incolumità di soggetti ritenuti meritevoli di protezione per le loro condizioni psico-fisiche. E non ha rilevanza se l’abbandono sia solo di carattere temporaneo, quanto la presunzione di messa in pericolo dell’integrità fisica degli assistiti. (Cassazione penale sez. V, 28-3-90)

Chiunque abbandona:
– una persona minore degli anni 14
– una persona incapace per malattia di mente o di corpo
– per vecchiaia
– per altra causa
di provvedere a se stessa, e’ punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni

Dal Codice Deontologico Infermieri

Art. 4.7 “L’infermiere garantisce la continuità assistenziale anche attraverso l’efficace gestione degli strumenti informativi …..

Artt. 6.2. L’infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell’interesse dei cittadini e dell’istituzione. L’infermiere ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri della eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale.

Artt. 6.3. L’infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a carenze o disservizi provvede a darne comunicazione e per quanto possibile, a ricreare la situazione più favorevole

Artt. 6.4. L’infermiere riferisce a persona competente e all’autorità professionale qualsiasi circostanza che possa pregiudicare l’assistenza infermieristica o la qualità delle cure, con particolare riguardo agli effetti sulla persona.

Tutti i concetti e le definizioni sopraespresse devono inquadrarsi considerando il disposto del DM 739/94, Profilo Professionale dell’Infermiere, che lo individua quale professionista responsabile dell’assistenza generale infermieristica e nel garantire la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico terapeutiche.