Contratto di espansione per grandi aziende

Contratto di espansione per grandi aziende interessate da riorganizzazione e ristrutturazione
Il contratto di espansione è un nuovo ammortizzatore sociale, di natura sperimentale fino a tutto il 2020, che sostituisce il contratto di solidarietà espansivo dal 30 giugno 2019.

Con questo nuovo strumento l’impresa, con più di 1.000 dipendenti, interessata a processi di riorganizzazione e ristrutturazione può inoltre accompagnare alla pensione i lavoratori anziani a cui manchino non più di 60 mesi (5 anni) a perfezionare i requisiti, avviare un processo di riqualificazione dei dipendenti con riduzione dell’orario di lavoro, sorretta dall’erogazione dell’integrazione salariale straordinaria e a avviare l’assunzione di nuovi lavoratori a tempo indeterminato.

I contratti di solidarietà espansiva sottoscritti in regime di vigenza del precedente articolo 41 del citato D.Lgs 148/2015 e le relative agevolazioni, continueranno a produrre effetti fino al termine dei periodi considerati. (v. infra).

I presupposti

Lo strumento interessa le imprese con un organico superiore a 1.000 unità lavorative, nell’ambito dei processi di reindustrializzazione e riorganizzazione che comportano, in tutto o in parte, una strutturale modifica dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnologico dell’attività, nonché la conseguente esigenza di modificare le competenze professionali in organico mediante un loro più razionale impiego e, in ogni caso, prevedendo l’assunzione di nuove professionalità.

In presenza di tali condizioni i lavoratori interessati:

  • possono beneficiare delle misure di accompagnamento alla pensione se in possesso dei requisiti;
  • in caso di mancanza dei requisiti, è consentita una riduzione oraria, con integrazione da parte della CIGS

Inoltre lo strumento è finalizzato al progresso e allo sviluppo tecnologico e comporta non solo la riqualificazione del personale in forza ma nuove assunzioni in linea con questi obiettivi.

La procedura

Il contratto di espansione presuppone la stipulazione in sede governativa di un contratto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o con le loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero con la rappresentanza sindacale unitaria, al fine di ottenere l’intervento di CIGS per un massimo di 18 mesi anche non continuativi.

Il procedimento segue le regole generali in materia di ricorso alla CIGS (Vedi)  e la procedura di consultazione, attivata dalla richiesta di esame congiunto, si deve esaurire entro i 25 giorni successivi a quello in cui è stata avanzata la richiesta medesima.

Il contratto di espansione,deve contenere una serie di indicazioni:

  • il numero dei lavoratori da assumere e l’indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione;
  • la programmazione temporale delle assunzioni;
  • l’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro, compreso il contratto di apprendistato professionalizzante;
  • relativamente alle professionalità in organico, la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, nonché il numero dei lavoratori anziani da accompagnare alla pensione.

Pertanto l’impresa, in considerazione dei processi di ristrutturazione e riorganizzazione, che presenta delle eccedenze potrà affrontarle mediante due strumenti:

  • la riduzione dell’orario di lavoro per coloro che continuano il rapporto, con l’intervento dell’integrazione salariale in base alle regole ordinarie dettate dal D.Lgs. 148/2015;
  • la cessazione del rapporto di lavoro coi lavoratori anziani e l’erogazione, da parte del datore di lavoro, nei loro confronti di un’indennità che dovrà accompagnarli alla pensione.

Contemporaneamente l’impresa deve procedere ad un piano di assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato, rispetto ai quali però non è previsto lo sgravio che caratterizzava i precedenti contratti di solidarietà espansiva.

Il progetto formativo di riqualificazione deve garantire il recupero occupazionale di almeno il 70% dei lavoratori coinvolti nella sospensione/riduzione di orario, compresa la riassegnazione in altre unità produttive o la loro ricollocazione presso altre imprese.

Riduzione di orario

I lavoratori che non rientrano nel beneficio di accompagnamento alla pensione riducono l’orario di lavoro con intervento integrativo della CIGS.

La riduzione media oraria non può essere superiore al 30% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di espansione. Per ciascun lavoratore, la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro può essere concordata, se necessario, fino al 100% nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di espansione è stipulato, arrivando pertanto anche a casi di sospensione totale della prestazione. Ciò che conta è che la media della riduzione di orario tra i lavoratori coinvolti non superi il 30% complessivo.

L’intervento di riduzione di orario non potrà eccedere i 18 mesi anche non continuativi, periodo questo da considerare non incidente nel conteggio generale dei limiti di durata degli interventi di integrazione salariale e cioè quello della durata massima di 24 mesi nel quinquennio mobile e per quello specifico delle causali di riorganizzazione e crisi aziendale.

Accompagnamento alla pensione

In alternativa alla riduzione di orario con CIGS, possono essere oggetto di una nuova forma di accompagnamento alla pensione i lavoratori che:

  • si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia (purché abbiano perfezionato i 20 anni di contribuzione) o anticipata;
  • stipulino accordi di non opposizione e previo loro esplicito consenso in forma scritta;
  • risolvano il rapporto di lavoro

Una norma di salvaguardia intende poi tutelare questi lavoratori da possibili future modifiche peggiorative dei requisiti pensionistici, prevedendo che le leggi e gli altri atti aventi forza di legge (successivi) non possano in ogni caso modificare i requisiti per conseguire il diritto al trattamento pensionistico vigenti al momento dell’adesione alle procedure indicate.

Strumento alternativo alla isopensione

L’isopensione presuppone una procedura di licenziamento, che riguarda le imprese anche più piccole, con più di 15 dipendenti e che in tutto o in parte coinvolge i lavoratori a cui manchino non più di 7 anni (fino a tutto il 2020) per raggiungere il diritto ad andare in pensione.

Il beneficio

Il datore di lavoro riconosce per tutto il periodo di esodo e fino al raggiungimento del primo diritto alla pensione, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, un’indennità mensile, se spettante comprensiva dell’indennità NASpI, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, così come determinato dall’INPS. Questa è la formulazione legislativa.

Misura dell’indennità mensile

Un importo pari alla pensione lorda maturata al momento della cessazione del rapporto di lavoro comprensivo della Naspi, se spettante, cioè solo se sussistono le condizioni minime contributive 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti di lavoro (30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti) ma soprattutto se il rapporto si risolve con un licenziamento del lavoratore, licenziamento, aggiungiamo, necessariamente per giustificato motivo oggettivo oppure di tipo collettivo.

Se però i lavoratori in questione sono stati assunti entro il 7 marzo 2015 la procedura di licenziamento per deve transitare dall’Ispettorato del lavoro e a questo punto il recesso che permette l’erogazione della Naspi può essere intervenuto anche con risoluzione consensuale tra le parti.

Il beneficio spetta entro il limite delle risorse stanziate, per cui se nel corso della procedura vengono riscontrati degli scostamenti anche prospettici rispetto all’ammontare delle risorse, il Ministero del lavoro non potrà firmare l’accordo.

ESEMPIO

Lavoratore a cui manchino 4 anni per maturare 42 anni e 10 mesi per accedere alla pensione anticipata.

Cessa il rapporto con diritto alla Naspi per 24 mesi.

24 mesi sono coperti dai contributi figurativi Naspi e gli altri 24 mesi di contribuzione, per arrivare al totale di 48 mesi utili, mancanti per perfezionare i 42 anni e 10 mesi, dovranno essere versati dal datore di lavoro, più l’indennità per i 3 mesi legati all’apertura della finestra. Non vanno invece versati, nei 3 mesi necessari per l’apertura della finestra fino alla effettiva decorrenza della pensione, i contributi correlati in quanto la norma parla di versamento dei contributi “utili al conseguimento del diritto…” senza menzionare i 3 mesi per arrivare alla decorrenza.

I costi aziendali e dell’inps

  Indennità dovuta Contributi dovuti
fino alla pensione
Naspi (*)
Pensione vecchiaia Pari alla pensione maturata alla data della cessazione del rapporto fino alla maturazione dei requisiti età pensionabile) NO SI

se dovuta
fino ad un massimo
di 24 mesi

Pensione anticipata Pari alla pensione maturata alla data
della cessazione
del rapporto fino
alla decorrenza
della pensione
SI

pari ai mesi
che mancano alla maturazione dei requisiti della pensione, detratti
i periodi di accredito figurativo per Naspi

SI

se dovuta
fino ad un massimo
di 24 mesi

(*) È dovuto il contributo di licenziamento