Immigrati: espulsione

Espulsione amministrativa

Può essere disposta dal Ministero dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato e disposta dal Prefetto per ingresso clandestino, per irregolarità del soggiorno o per sospetta irregolarità sociale.

Lo straniero può presentare ricorso contro l’espulsione, nel primo caso al TAR del Lazio, nel secondo caso al Tribunale ordinario.

L’espulsione è sempre eseguita dal questore con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica ed è immediatamente esecutiva, anche se viene impugnata dall’interessato.

Il questore è tenuto a richiedere il parere all’autorità giudiziaria se lo straniero che deve essere espulso è sottoposto a procedimento penale e non si trova in stato di custodia cautelare in carcere.

L’espulsione contiene l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro il termine di quindici giorni nei confronti dello straniero che si è trattenuto nel territorio dello Stato quando il permesso di soggiorno è scaduto da più di sessanta giorni e non ne è stato chiesto il rinnovo.

Qualora il prefetto rilevi il concreto pericolo che lo straniero si sottragga all’esecuzione del provvedimento, il questore dispone l’accompagnamento immediato alla frontiera.

Lo straniero espulso non può rientrare nel territorio dello Stato per un periodo non inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni senza una speciale autorizzazione del Ministro dell’Interno. In caso di trasgressione lo straniero è punito con l’arresto da uno a quattro anni ed è nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla frontiera.

Un caso ulteriore di espulsione amministrativa è quando lo straniero ha commesso reati con finalità di terrorismo anche internazionale o quando ha compiuto atti finalizzati a prendere parte ad un conflitto in territorio estero a sostegno di un’organizzazione terroristica.

Espulsione disposta dal giudice

Nei casi previsti dalla legge, l’espulsione dello straniero irregolare o clandestino può essere disposta dal giudice.

Si tratta della cosiddetta espulsione a titolo di misura di sicurezza, che viene disposta dal giudice in seguito a condanna penale (se emanata per un delitto per il quale è previsto l’arresto in flagranza), sempre che il condannato straniero risulti socialmente pericoloso.

Quindi, oltre alla condanna alla pena vera e propria, il giudice può ordinare che, dopo l’espiazione della pena, il cittadino straniero venga espulso.

L’altro caso è quello della espulsione a titolo di sanzione sostitutiva alla detenzione, cioè disposta dal giudice in sostituzione della pena detentiva.

Per fare questo, però, si devono verificare tre condizioni:

  1. lo straniero condannato deve essere espellibile immediatamente secondo le regole che governano l’espulsione amministrativa: ingresso clandestino, per irregolarità del soggiorno o per sospetta irregolarità sociale;
  2. la condanna a pena detentiva deve essere conseguente a reato (in materia di immigrazione) con pena massima non superiore a due anni e non deve riguardare delitti di particolare gravità (ad esempio, il delitto di strage, terrorismo, fabbricazione vendita e detenzione di armi, associazioni di tipo mafioso);
  3. il giudice deve ritenere di non poter concedere la sospensione condizionale della pena.

La condanna è immediatamente eseguibile, anche se non definitiva, e l’espulsione non può avere durata inferiore ai cinque anni.

La recente riforma del sistema carcerario (D.L. n. 146/2013) ha inoltre previsto che all’atto dell’ingresso in carcere di un cittadino straniero, la direzione dell’istituto penitenziario richiede al questore del luogo le informazioni sulla identità e nazionalità dello stesso ed il questore deve avviare la procedura di identificazione interessando le competenti autorità diplomatiche e procedere all’eventuale espulsione dei cittadini stranieri identificati.

Sull’espulsione decide il magistrato di sorveglianza competente con decreto che deve essere comunicato al pubblico ministero, allo straniero e al suo difensore, i quali, entro il termine di dieci giorni, possono proporre opposizione dinanzi al tribunale di sorveglianza.

Divieto di espulsione

È previsto il divieto di espulsione per lo straniero che rischia di essere vittima di persecuzioni per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, oppure possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.

Inoltre, salvo i casi di espulsione disposta dal Ministero dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato, non possono essere espulsi:

gli stranieri minori di 18 anni (a meno che non gli sia consentito di seguire il genitore o l’affidatario espulsi);

  • gli stranieri in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, salvo casi di particolare gravità;
  • gli stranieri che convivono con parenti italiani entro il secondo grado o con il coniuge italiano;
  • le donne straniere in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.

Respingimento alla frontiera

Il respingimento alla frontiera può essere disposto nei confronti dello straniero che si presenta alla frontiera privo dei requisiti che consentono l’ingresso nel territorio italiano oppure che, sottraendosi ai controlli, viene fermato subito dopo l’ingresso