Licenziamento assunto sotto il regime del Jobs Act, e quindi dopo la data del 7.3.2015: CONCILIAZIONE

Il Jobs Act ha introdotto una nuova procedura di conciliazione che può essere attivata dal datore di lavoro su base volontaria a seguito di cessazione del rapporto di lavoro con il dipendente che sia stato assunto a tempo indeterminato o determinato o in apprendistato sotto il regime del Jobs Act.

Viene previsto dall’art. 6, D.Lgs. n. 23/2015 che “il datore di lavoro può offrire al lavoratore, entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento, in una delle sedi di cui all’art. 2113 , quarto comma, codice civile, e all’art. 76 , D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, un importo che non costituisce reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e non è assoggettato a contribuzione previdenziale, di ammontare pari a una mensilità della retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a due e non superiore a diciotto mensilità, mediante consegna al lavoratore di un assegno circolare”.

La procedura può essere attivata da qualsiasi datore di lavoro, indipendentemente dal numero di lavoratori alle sue dipendenze, che abbia provveduto a licenziare il lavoratore assunto dopo il 7.3.2015 per giusta causa, giustificato motivo oggettivo o giustificato motivo soggettivo.

L’offerta di conciliazione al lavoratore deve avvenire in forma scritta ed entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento (60 giorni). Il termine si riferisce alla sola offerta e non anche alla stipula della relativa conciliazione.

Oggetto dell’offerta deve essere una somma di importo pari a una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a due e non superiore a 18 mensilità.

Per i datori di lavoro che non superano la soglia dimensionale di cui all’art. 18 , legge n. 300/1970, gli importi sono dimezzati e, in ogni caso, non possono superare il limite delle 6 mensilità, come previsto dal successivo art. 9, D.Lgs. n. 23/2015 .

L’importo offerto al lavoratore non costituisce reddito imponibile ai fini fiscali e non è assoggettato a contribuzione previdenziale.

Con l’accettazione della somma, da parte del lavoratore, il rapporto si intende risolto alla data di licenziamento e, laddove il lavoratore abbia già provveduto all’impugnazione del licenziamento e solo nelle more sia intervenuta l’offerta del datore in caso di accettazione dell’offerta, la prima si intende rinunciata. In particolare, vi sarà l’accettazione del licenziamento e la decadenza dal diritto di agire per impugnarlo.

In caso di rifiuto della somma da parte del lavoratore, invece, quest’ultimo avrà diritto di agire per impugnare il licenziamento nelle sedi opportune.