Lavoro a turni: misure di prevenzione e protezione

Appare evidente dunque come, nell’organizzazione del lavoro a turni, si debbano tenere in considerazione non soltanto le necessità produttive, ma anche i condizionamenti di carattere fisiologico, psicologico e sociale sopracitati.

Organizzazione dei cicli di turnazione secondo criteri ergonomici

L’organizzazione dei turni di lavoro è sempre suscettibile di miglioramento. Infatti una organizzazione datata e mal disegnata può risultare dannosa per la salute nel lungo periodo; d’altro canto anche l’introduzione di nuove tecnologie presuppone dei nuovi e continui fenomeni di adattamento ai mutati carichi di lavoro.

Una turnazione ben organizzata può risultare meno dannosa per lo stato di salute, può migliorare la soddisfazione del lavoratore e la sua produttività e risulta essere alla fine un vantaggio sia per l’azienda che per il lavoratore.

Prima di ricorrere all’organizzazione del lavoro su turni notturni è necessario valutare se i risultati da conseguire non possano essere raggiunti mediante la contemporanea adozione dell’orario ordinario e dell’orario flessibile.

E dove questa possibilità non fosse applicabile, è consigliabile restringere la necessità del ricorso a turni notturni solo nelle lavorazioni indispensabili, organizzando i tempi di lavoro secondo criteri ergonomici, al fine di preservare il benessere del lavoratore.

La ottimizzazione della organizzazione dei turni notturni è quindi il risultato di un complicato atto di bilanciamento e di compromesso di fattori organizzativi, personali, psicologici, sociali, medici ed economici.

I principali “punti critici” da prendere in considerazione nel disegno della gestione ed organizzazione del lavoro a turni sono, in linea di massima i seguenti:

  • lunghezza del turno lavorativo;
  • frequenza e velocità delle rotazioni dei turni (numero di giorni con lo stesso turno e loro alternanza);
  • regolarità e prevedibilità del turno;
  • direzione della rotazione;
  • numero delle notti consecutive di lavoro notturno;
  • modalità di interposizione dei giorni di riposo nel ciclo di turnazione;
  • presenza di turni nel fine settimana;
  • orario di inizio e fine dei turni;
  • durata dei turni in particolari condizioni di lavoro (per es. esposizione a sostanze tossiche, lavoro fisico pesante, lavoro in solitario, lavori che implichino un notevole livello di attenzione e vigilanza);
  • orario prolungato e straordinario;
  • gestione delle squadre di lavoro.

                                          Durata del turno lavorativo

La durata dei turni lavorativi dovrebbe essere compresa, in generale, tra le 6 e le 8 ore. Infatti tale modello di turnazione consente una minore alterazione del ritmo sonno/veglia, e una più omogenea distribuzione del tempo libero per un migliore sviluppo dei contatti sociali.

Come criterio generale, è consigliabile regolare la durata del turno in base all’impegno fisico e mentale della mansione eseguita, consentendo turni prolungati solo se l’impegno fisico non è elevato (lavori di tipo amministrativo, lavoro fisico leggero con pause adeguate) e se non vi sia esposizione a sostanze tossiche, facendo in modo che i turni di maggior durata siano compensati da pause più lunghe, prima della ripresa del turno successivo.

In ogni caso minimizzare sempre le occasioni in cui i turni superino le 8 ore.

In alcune realtà sono stati istituiti turni di 12 ore – anche di lavoro notturno – che possono rappresentare un serio rischio per la salute (stress, fatica, deficit di sonno, infortuni) ove non opportunamente bilanciati da misure compensative; essi sono spesso accettati solo perché danno luogo successivamente a un maggiore numero di ore libere.

In settori delicati come la Sanità e nel Socio Assistenziale, turni di 12 ore possono, inoltre, avere serie ripercussioni sulla qualità dell’assistenza.

Frequenza e velocità delle rotazioni

Quanto maggiore sarà la frequenza della rotazione (ad esempio uno o due turni alla mattina, seguiti da uno o due turni al pomeriggio, seguiti da uno o due turni notturni e due giornate di riposo) e tanto minore sarà la possibilità di alterare i ritmi circadiani e l’entità dei disturbi psicofisici connessi alla deprivazione di sonno, in quanto il lavoratore potrà compensare immediatamente con due giorni consecutivi di riposo.

Con questo schema di turnazione in ciclo continuo, l’attività lavorativa si estende anche al sabato e alla domenica e quindi i giorni di riposo alla fine del ciclo non coincidono sempre con il fine settimana.

Ciononostante esso può consentire una migliore gestione del tempo libero e degli impegni familiari e sociali.

Viceversa, un altro frequente schema di turnazione prevede il mantenimento del medesimo turno per 5 giorni consecutivi, con il mantenimento dei fine settimana liberi, ma con maggiore incidenza di disturbi legati allo spostamento dei ritmi circadiani, all’accumulo di sonno perduto e di fatica cronica, soprattutto a partire dal secondo-terzo giorno di lavoro notturno.

Direzione della rotazione

Esistono due tipi fondamentali di direzione di rotazione: la rotazione oraria (“forward rotation”) che consiste nella variazione dell’orario di lavoro “in ritardo di fase “(per esempio due turni di mattina, seguiti da due turni di pomeriggio, seguiti da due turni notturni), e la rotazione antioraria (“backward rotation”) o “in anticipo di fase “ (Notte-Pomeriggio-Mattino).

Nonostante talora i lavoratori sembrino preferire la rotazione in senso antiorario per il più lungo intervallo libero tra un ciclo e l’altro, la direzione della rotazione che si adatta meglio alle esigenze fisiologiche è quella “in ritardo di fase“, che asseconda il naturale allungamento del periodismo dei ritmi biologici (come dimostrato negli esperimenti in condizioni di completo isolamento), e consente un più lungo periodo di riposo tra un turno e l’altro, che facilita il recupero del sonno e della fatica.

La ragione fisiologica di ciò può essere meglio capita se si pensa a quel che succede nel fenomeno del jet-lag, disturbo causato dal rapido passaggio attraversando molti fusi orari, che risulta maggiore nei voli verso Est (senso antiorario) che verso Ovest (senso orario).

Un “jet-lag artificiale” può essere quindi maggiormente indotto da turni di lavoro a rotazione antioraria.

Numero delle notti consecutive di lavoro notturno

La rotazione a breve termine (rapida) consente di ridurre al massimo il numero delle notti consecutive di lavoro notturno (1-3), per limitare l’accumulo di deficit di sonno e le perturbazioni dei ritmi circadiani.

E’ opportuno inoltre inserire il giorno del riposo dopo il turno di notte per garantire un più facile e immediato recupero della fatica e del sonno.

Turni di fine settimana

La pausa di fine settimana ha un particolare valore psicologico e sociale, per cui è opportuno adottare cicli di turno non troppo lunghi ed il più possibile regolari e garantire il maggior numero possibile di weekend liberi (nei turni a ciclo continuo).

Durata dei turni in condizioni particolari di esposizione

Condizioni particolari sono per esempio temperature estreme, lavoro fisico pesante, lavori in solitario, esposizione a sostanze tossiche.

Per ciò che concerne il lavoro notturno con esposizione a sostanze tossiche, si rimanda a quanto già menzionato nei paragrafi precedenti.

Si deve tenere quindi in considerazione il fatto che la persona esposta possa essere “più vulnerabile di notte nei riguardi di alterazioni ambientali” come affermato nel preambolo della Direttiva Europea 93/104/EC del 23 novembre 1993.

L’analisi del rischio tossicologico nel lavoro a turni/notturno e la pianificazione e interpretazione del monitoraggio biologico nei turnisti non possono prescindere dalla possibile esistenza di tempi e velocità differenti di metabolizzazione e di effetto biologico per le diverse ore del giorno e della notte, che possono dipendere anche dalla durata del turno e dalla lunghezza dei periodi intervallari di riposo.

Altre importanti disposizioni organizzative possono essere:

  • organizzare i carichi di lavoro in modo che le componenti più pesanti/pericolose del processo vengano completate nelle prime ore del turno;
  • aggiustare il carico del lavoro in modo tale da impedire fenomeni di noia/monotonia, e quindi di allentamento dell’attenzione;
  • favorire la supervisione laddove il pericolo di incidenti/infortuni è più alto, e in modo particolare tra le 3.00 e 5.30 a.m., dove il rischio è maggiore (“zombie zone”), con particolare attenzione per i lavoratori più inesperti e/o di recente immessi nella turnazione notturna.

Straordinario

Evitare di aggiungere lavoro straordinario alla fine di un turno notturno; oltre che pericoloso per la fatica accumulata, ciò comporta una riduzione dei tempi di riposo e di tempo libero, rendendo più arduo il compenso sia in termini di ristoro energetico che di rapporti sociali.

Pause

Ottimizzare la possibilità di pause all’interno del turno lavorativo, in specie se notturno, in ambienti confortevoli e capaci di permettere anche dei pisolini (naps o micronaps) che, se anche di breve durata (15-20 minuti), possono alleviare la sonnolenza, migliorare la vigilanza, ridurre il senso di fatica.

Inizio e fine dei turni

E’ opportuno non iniziare troppo presto il turno del mattino (ad es. 05-06), posticipandolo preferibilmente alle 07, in modo da preservare l’ultima parte del sonno ricca di sonno REM.

Occorre inoltre valutare l’orario di inizio dei turni anche in funzione del tempo di pendolarismo.

Regolarità e prevedibilità del turno

Tale aspetto è molto importante dal punto di vista sociale: quanto più il ciclo di turnazione è regolare e comunicato con largo anticipo, tanto più si consente al lavoratore di programmare al meglio e mantenere i rapporti e i momenti di interazione familiare e sociale.

 Gestione delle squadre (gruppi) di lavoro

Per quanto riguarda la gestione delle squadre che si succedono nell’arco di una giornata è importante una attenta valutazione delle caratteristiche individuali, legate sia a fattori di predisposizione fisiologica (tipi serotini o mattutini) o all’età (preferendo non adibire a turni notturni individui con età anagrafica superiore ai 50 anni), sia alla maturata esperienza lavorativa e conoscenza tecnologica, favorendo nel contempo una rotazione delle squadre o dei singoli lavoratori.

Va inoltre considerato il fatto che, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione lavorativa, del prolungamento dell’età pensionabile, e della riduzione della immissione di lavoratori giovani nel ciclo lavorativo determinata dal progresso tecnologico che comporta il permanere alle categorie inferiori dei lavoratori più anziani, questi ultimi verranno sempre più coinvolti nel lavoro notturno; da ciò deriva la necessità di elaborare una corretta strategia di coinvolgimento di tali soggetti, che possa favorirne l’elaborazione della motivazione, in considerazione anche del fatto che nell’anziano si modifica sia la quantità che la qualità del sonno.

È documentato da numerose analisi organizzative come non vi sia un sistema di turno “ottimale” o “migliore” di altri in generale, ma che ogni schema di turnazione debba essere pianificato e adottato tenendo conto delle specifiche condizioni di lavoro, delle peculiari richieste del compito, così come delle particolari caratteristiche individuali e sociali dei lavoratori interessati.

L’adozione di uno schema di orario di lavoro, in particolare di un nuovo schema di turnazione, è pertanto un problema molto delicato, che richiede l’attenta valutazione di aspetti sia di carattere generale che individuale.

Per quanto concerne gli aspetti di carattere generale, occorre considerare innanzitutto che i nuovi schemi di turnazione costituiscono spesso un supporto tecnico alla riorganizzazione della produzione, soprattutto in conseguenza dell’adozione di nuove tecnologie e di cambi o modifiche dell’organizzazione del lavoro, dei mezzi di produzione, della strutturazione dei reparti o delle aziende.

Le innovazioni tecniche determinano spesso modificazioni dei compiti e dei carichi di lavoro e, conseguentemente, della distribuzione temporale delle prestazioni lavorative.

Dal punto di vista individuale, i cambiamenti nell’organizzazione dei tempi di lavoro spesso entrano in conflitto con le abitudini di vita, in particolare per quanto riguarda i tempi di vita familiare (orari dei pasti e di sonno, lavoro domestico) e sociale (tempo libero, tempi di pendolarismo, partecipazione a gruppi sociali).

Tali problematiche possono essere affrontate in modo soddisfacente solo mediante un’attenta analisi delle caratteristiche e delle richieste dei compiti lavorativi da un lato e, dall’altro, con un’attiva partecipazione dei lavoratori alla pianificazione dei tempi e degli orari di lavoro.

Infatti gli aspetti sopracitati possono avere un diverso peso e una differente influenza nella definizione e adozione degli schemi di orario, per cui si possono prospettare soluzioni diverse in relazione a diversi fattori, quali per esempio: il settore lavorativo, le norme contrattuali, lo stato economico dell’azienda, il tipo di relazioni industriali, la forza sindacale, le caratteristi -che della popolazione lavoratrice (per es. donne), la collocazione territoriale dell’azienda, il livello socio-economico delle persone, l’organizzazione dei trasporti e dei servizi sociali.

In base ai criteri e metodi utilizzati il risultato finale può soddisfare in maniera più o meno adeguata le richieste di carattere psico-fisiologico e sociale delle persone interessate.

Pertanto, il coinvolgimento dei lavoratori nella definizione degli schemi di turnazione non costituisce soltanto una condizione basilare di partecipazione delle persone che devono sostenere le conseguenze delle decisioni prese, ma rappresenta altresì il solo modo per consentire loro di formulare l’esatta valutazione della situazione e, conseguentemente, di elaborare la motivazione all’accettazione del turno e avere quindi una migliore tolleranza del lavoro a orari inusuali.

A tale riguardo il ruolo informativo e formativo del medico competente risulta di particolare importanza.

Interventi compensativi

Vari interventi volti a compensare gli svantaggi determinati dal lavoro a turni sono stati proposti e adottati in questi ultimi anni, spesso in modo molto empirico in relazione alle diverse condizioni di lavoro e alle specifiche problematiche a livello di azienda o di settore.

Alcuni di questi sono rivolti unicamente a compensare i disagi o i disturbi: quello più estesamente (e spesso unicamente) considerato all’interno dei diversi contratti collettivi di categoria è costituito da una maggiorazione retributiva a compensazione del lavoro notturno e festivo.

ltre compensazioni possono essere rappresentate da interventi volti a migliorare l’igiene ambientale in modo da ridurre lo stress lavorativo (rumore, microclima, vibrazioni, esposizione a sostanze tossiche), ridurre i carichi di lavoro e i lavori che richiedano procedure particolari che comportino una sommatoria di rischi, nonché strategie di tipo premiale, ovvero la possibilità di fruire di “benefits” quali l’accesso gratuito a consulenze mediche specialistiche (per esempio al nutrizionista), poter usufruire di assicurazioni suppletive, facilitare la possibilità di corsi di aggiornamento per interessi individuali particolari e priorità nelle ferie.

Altre misure (“controvalori”) sono indirizzate, più appropriatamente, a ridurre o eliminare le cause degli inconvenienti o le conseguenze negative, come descritto di seguito:

  • riduzione delle ore di lavoro notturno, e/o dell’orario complessivo di lavoro;
  • incremento del numero dei riposi compensativi e dei giorni di ferie, in rapporto al numero dei turni notturni lavorati;
  • possibilità di passaggio al lavoro diurno ad intervalli periodici o in modo stabile dopo un determinato numero di anni in cui si è svolto il turno notturno;
  • garantire un adeguato training per i lavoratori che vengono adibiti per la prima volta ai cicli di turnazione notturna; organizzazione di seminari periodici sulle coping stategies;
  • accesso rapido ai servizi di emergenza: accesso alla camera di medicazione (con particolare attenzione all’addestramento della squadra di emergenza anche per interventi in orario notturno), gestione della organizzazione territoriale del servizio di emergenza;
  • accesso ai servizi di mensa (a seconda delle dimensioni dell’azienda) e predisposizione di spazi comuni appositi, dotati di forni a microonde o altri apparati che permettano di fruire di un pasto o di uno spuntino caldo. suddivisione di aree fumatori/ non fumatori, ove sia disponibile uno stipetto individuale ove riporre generi di conforto (bevande, alimenti);
  • messa a disposizione di appositi spazi/stanze tali da consentire il godimento di brevi pisolini nel corso del turno. in rapporto al tipo di lavoro ed alle caratteristiche del turno, sono preferibili pause frequenti e brevi, specie se il lavoro è pesante;
  • adeguato supporto in termini di organizzazione dei servizi sociali, mediante accordi con le compagnie di trasporto pubblico, con asili-nido e scuole materne; possibilità di facile accesso a negozi, banche.

Informazione e formazione per i lavoratori (coping strategies)

Questi interventi si svolgono nell’ottica di promuovere e sostenere appropriate risposte individuali volte ad attenuare gli effetti negativi e a favorire una migliore tolleranza, in particolare per quanto riguarda i seguenti aspetti:

  1. imparare ad adottare un comportamento adeguato e utile a superare i disagi/disturbi prodotti dal lavoro a turni/notturno;
  2. imparare a comunicare i propri disturbi e non ritenerli “ineluttabili componenti del lavoro”;
  3. dare suggerimenti riguardo agli aspetti tecnico-organizzativi della mansione che si svolge.

E’ opportuno che il medico competente promuova attività di informazione e formazione di gruppo sui principali comportamenti, riguardanti in particolare:

  • igiene del sonno
  • dieta adeguata e modalità di assunzione
  • uso/abuso di fumo / alcool / sostanze ipnoinducenti e stimolanti
  • tecniche favorenti il rilassamento
  • esercizio fisico e mantenimento di buone condizioni fisiche
  • come affrontare problematiche familiari
  • gestione della vita sociale e del tempo libero
  • sicurezza nella guida

In linea generale i principali suggerimenti che si possono dare sono descritti di seguito.

 Sonno

Le più valide misure per bilanciare il turno notturno riguardano “l’igiene del sonno” e consistono nel:

  • dormire in una stanza al buio (uso eventuale di maschera per occhi), il più possibile isolata dai rumori (uso eventuale di tappi auricolari) e ad idonea temperatura (16-18°c);
  • controllare e ridurre la rumorosità ambientale: staccare il telefono, avvisare familiari e amici degli orari dedicati al sonno, cercando la collaborazione di familiari e dei vicini di casa al riguardo;
  • mantenere un regolare tempo e ritmo di riposo, cercando di dormire almeno sei ore complessivamente.
  • provare a fare dei pisolini in diversi momenti della giornata per individuare la soluzione migliore;
  • non innervosirsi se non si riesce ad addormentarsi immediatamente, capire che uno stato di riposo anche senza sonno può avere lo stesso degli effetti benefici e permette il recupero di energie;
  • adottare idonee strategie che favoriscano l’addormentamento: fare una doccia o bagno rilassante prima di addormentarsi; dopo il turno di pomeriggio o quello notturno, trovare un momento che favorisca il “distacco psicologico”, fare una piccola passeggiata, leggere;
  • evitare l’uso di ipnoinducenti (se non sotto stretto controllo medico);
  • astenersi dall’abitudine al fumo: ciò evita fenomeni di “craving“, responsabili di risvegli durante il riposo diurno. la qualità del sonno migliora col tempo, dopo aver smesso di fumare;
  • prima della prima notte di turno notturno, dormire per almeno 2-4 ore nel pomeriggio, per ridurre l’affaticamento e la tendenza ad addormentarsi durante il turno di lavoro;
  • non impegnarsi in attività extralavorative (altri lavori) quando si è impegnati in turni notturni;
  • anticipare un po’ l’orario di coricamento prima del turno del mattino.

 Alimentazione

  • Non assumere un pasto troppo abbondante o bere troppi liquidi prima del riposo;
  • evitare bevande / cibi contenenti caffeina / alcool. ridurre l’assunzione di sale;
  • cercare di mantenere il più possibile gli stessi orari dei pasti, mangiare tranquillamente e dare tempo alla digestione;
  • evitare l’uso eccessivo di antiacidi. evitare cibi preconfezionati o freddi;
  • assumere il pasto caldo notturno prima della 01 a.m. oppure poco prima dell’inizio del turno;
  • mangiare fuori dall’area di lavoro, in aree separate e confortevoli;
  • compatibilmente alle esigenze del turno, condividere il pasto con i compagni di lavoro;
  • integrare i pasti principali con spuntini leggeri, prevalentemente a base di carboidrati, latte, frutta e verdura.

 Mantenere buone condizioni fisiche

  • Praticare un regolare esercizio fisico, preferibilmente all’aria aperta, per mantenere un buon livello di condizione fisica;
  • cercare di mantenere il B.M.I. a livelli inferiori a 25;
  • effettuare un leggero esercizio aerobico prima del coricamento (camminare a passo sostenuto, bicicletta, corsa leggera, nuoto);
  • evitare l’esercizio fisico intenso nelle tre ore che precedono il sonno.

 Organizzare la vita familiare

Organizzare e programmare in anticipo le attività comuni su base mensile, in modo da cementare e rafforzare i legami familiari;

  • richiedere un certo adattamento da parte dei familiari per il rispetto dell’orario di riposo e dei pasti.

 Mantenere i rapporti sociali

È importante mantenere il più possibile i normali rapporti sociali e legami con la società civile:

  • informare gli amici dei problemi e condizionamenti connessi agli orari di lavoro e accordarsi di conseguenza per i momenti di svago e divertimento;
  • partecipare ad attività di interesse sociale (gruppi / associazioni).

 Sviluppare attenzione nel luogo di lavoro

Promuovere periodici incontri con i colleghi di lavoro, i rappresentanti sindacali e i dirigenti sulle specifiche problematiche da affrontare in relazione al lavoro a turni;

  • tenersi adeguatamente informati sulle attività e strategie aziendali, soprattutto in termini di formazione e aggiornamento professionale;
  • non assumere bevande alcoliche durante il turno, né nel pasto che precede il turno,
  • fare attenzione soprattutto ai momenti nei quali si sente difficoltà a tenere gli occhi aperti o a mantenere le concentrazione (segnali di allarme) e riposarsi secondo pause prestabilite (possibilmente includendo dei brevi pisolini).