Orario di lavoro nel rapporto di lavoro a part-time: disciplina generale

È part time il rapporto di lavoro caratterizzato da uno svolgimento della prestazione lavorativa per un orario ridotto rispetto a quello normale previsto dal legislatore (art. 3, comma 1,Dlgs n. 66/2003) o dalla contrattazione collettiva.

Nel contratto di lavoro part time è necessario che siano indicate in modo preciso: la durata della prestazione lavorativa, la collocazione temporale dell’orario, con riferimento a: giorno; settimana;mese; anno.

Tipologia

Il contratto a tempo parziale può essere di tre tipi: orizzontale; verticale;misto.

Nel primo caso, la riduzione di orario rispetto al tempo pieno è prevista in relazione all’orario normale di lavoro per cui, a titolo di esempio, il lavoratore presterà la propria attività per quattro ore giornaliere, laddove l’orario normale di lavoro previsto dal Ccnl preveda una prestazione di 8 ore giornaliere per 5 giorni la settimana.

Nel rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale l’attività lavorativa viene svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell’anno, per cui per esempio il lavoratore potrà lavorare a tempo pieno ma solo per alcuni giorni della settimana o per alcuni mesi dell’anno.

Il rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto combina le modalità del part time orizzontale con quelle del part time verticale.

Clausole elastiche e flessibili

Le clausole elastiche permettono di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa fino al limite dell’orario normale del tempo pieno, mentre le clausole flessibili consentono di distribuire la prestazione lavorativa in modo diverso a quanto stabilito, nell’ambito della giornata, della settimana, del mese o dell’anno.

Le parti del contratto di lavoro a tempo parziale possono stabilire clausole flessibili relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione stessa.

Va ricordato che sussiste il diritto al ripensamento, vale a dire di revocare il consenso alle clausole anzidette.

I CCNL possono disciplinare le causali, fatte salve quelle già previste dalla legge:

  • affetti da patologie oncologiche, con una riduzione della capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita (accertata da una commissione medica istituita presso la ASL territorialmente competente);
  • ai lavoratori aventi il coniuge, un figlio o un genitore affetto da simili patologie, ovvero assistano una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa (che assuma connotazione di gravità ex art. 3, co. 3, legge n. 104 del 1992, alla quale è stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100%, con necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita);
  • ai lavoratori con figlio convivente di età non superiore a 13 anni o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell’art. 3, legge n. 104 del 1992;
  • ai lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali.

I contratti collettivi nazionali stabiliscono:

  • condizioni e modalità in relazione alle quali il datore di lavoro può modificare la collocazione temporale della prestazione lavorativa;
  • condizioni e modalità in relazioni alle quali il datore di lavoro può variare in aumento la durata della prestazione lavorativa;
  • i limiti massimi di variabilità in aumento della durata della prestazione lavorativa;
  • condizioni e modalità che consentono al lavoratore di richiedere l’eliminazione
  • ovvero la modifica delle clausole flessibili e delle clausole elastiche L’esercizio, da parte del datore di lavoro del potere di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa, nonché di modificare la collocazione
  • temporale della stessa, comporta in favore del prestatore di lavoro un preavviso, fatte salve le intese fra le parti, di almeno due giorni lavorativi, nonché il diritto a specifiche compensazioni, nella misura ovvero nelle forme fissate dai contratti collettivi.

La disponibilità all’adozione delle clausole elastiche e flessibili richiede il consenso del lavoratore formalizzato attraverso uno specifico patto scritto, anche contestuale al contratto di lavoro, reso, su richiesta del lavoratore, con l’assistenza di un componente della rappresentanza sindacale aziendale indicato dal lavoratore medesimo.

L’eventuale rifiuto del lavoratore non integra gli estremi del giustificato motivo di licenziamento.

Lavoro supplementare

Si intende lavoro supplementare quello corrispondente alle prestazioni lavorative svolte oltre l’orario di lavoro parttime concordato fra le parti, ed entro il limite del tempo pieno.

Ai sensi dell’art. 3, comma 1, Dlgs n. 61/2000, nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, anche a tempo determinato, il datore di lavoro ha facoltà di richiedere lo svolgimento di prestazioni supplementari rispetto a quelle concordate con il lavoratore.

Spetta ai contratti collettivi stabilire:

  • numero massimo delle ore di lavoro supplementare effettuabili;
  • causali in relazione alle quali si consente di richiedere ad un lavoratore a tempo parziale lo svolgimento di lavoro supplementare;
  • le conseguenze del superamento delle ore di lavoro supplementare consentite dai contratti collettivi stessi.