INAIL: premio assicurativo

Il premio INAIL rappresenta il corrispettivo dovuto dal datore di lavoro all’Istituto.

Esso è calcolato in base al rischio assunto dal datore di lavoro con l’esercizio della specifica attività: il calcolo del premio si effettua moltiplicando le retribuzioni imponibili corrisposte ai lavoratori per il tasso applicato dall’INAIL alla specifica lavorazione, con un’addizionale dell’1%.

Denuncia della retribuzioni. Il datore di lavoro deve trasmette in via telematica all’INAIL la dichiarazione delle retribuzioni relative all’anno precedente, entro il 28 febbraio (29 se bisestile) di ogni anno.

Busta paga del lavoratore. Nella busta paga del lavoratore deve essere indicato il numero della posizione assicurativa territoriale (PAT) INAIL.

Il lavoratore non ha alcuna trattenuta in busta paga per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

Omissioni evasione contributiva. Il sistema sanzionatorio prevede due diverse tipologie di sanzioni: quelle civili, che variano a seconda del debito, e le sanzioni penali.

Al fine di stabilire l’entità delle sanzioni applicabili, la giurisprudenza distingue due diverse ipotesi:

Omissione contributiva: si verifica ogniqualvolta vi sia un ritardato pagamento dei contributi, risultante dalle registrazioni e dalle documentazioni obbligatorie regolarmente denunciate dal datore di lavoro: in tali casi, le sanzioni previste sono di minore entità;

Evasione contributiva: ravvisabile ogniqualvolta le predette registrazioni o le denunce contributive mensili siano state del tutto omesse o occultate dal datore di lavoro (si pensi al fenomeno del cd. “lavoro nero”): in tali casi, le sanzioni civili irrogate per l’omesso versamento dei contributi non possono essere inferiori a €. 3.000 per ciascun lavoratore, indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa.

Per quanto concerne la sanzioni penali, si configura il reato di omesso versamento ogniqualvolta il datore di lavoro non abbia provveduto al versamento dei contributi omessi entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione, ovvero qualora lo stesso abbia corrisposto il pagamento delle retribuzioni “in nero”: il reato in questione peraltro, non viene meno nel caso in cui il datore di lavoro abbia demandato a terzi (quali il proprio commercialista o altri professionisti) l’incarico di provvedere al versamento dei contributi, poiché la responsabilità di tale versamento grava in ogni caso su quest’ultimo.