Dottorato di ricerca

Il dottorato di ricerca è un titolo accademico post lauream, corrispondente al terzo ciclo dell’istruzione universitaria.

Per esservi ammessi, occorre superare un selettivo concorso pubblico per esami, per un numero di posti assai esiguo (che, di norma, non supera quello delle dita di una mano) per ciascun settore disciplinare, bandito dalle più importanti Università pubbliche e private, e per la metà dei posti messi a concorso (quindi, per uno o due vincitori, eccezionalmente tre) sono previste per il dottorando delle borse di studio, di circa tredicimila euro l’anno.

Con la vincita del concorso si viene ammessi ad un corso triennale di studi, che comporta lo svolgimento continuativo di attività di studio e di ricerca nell’ambito di un programma fissato dal collegio dei docenti e la frequenza obbligatoria di corsi, seminari e convegni, nonché, a discrezione dei docenti, una limitata attività didattica e di tutoring.

Se il progetto di ricerca lo richiede, il dottorando può svolgere periodi di studio in università o alte istituzioni educative straniere, previa autorizzazione del collegio dei docenti.

Annualmente il frequentatore del dottorato di ricerca ha l’obbligo di presentare una particolareggiata relazione sui corsi e seminari seguiti, sulle pubblicazioni scientifiche scritte, sull’attività e le ricerche svolte, al collegio dei docenti, che, sulla scorta di tali elementi, propone al rettore l’esclusione dello studioso o il prosieguo del dottorato.

Al termine del triennio consegue il titolo di dottore di ricerca il corsista che avrà conseguito risultati di rilevante valore scientifico accertati da un’apposita commissione di docenti e documentati da una dissertazione finale scritta, pubblicata a beneficio sia della comunità scientifica che di chiunque, per motivi professionali o non, sia interessato allo studio.

Aspettativa dipendenti pubblici. L’aspettativa per dottorato di ricerca consiste nel diritto spettante al dipendente pubblico di essere collocato in aspettativa dall’amministrazione di appartenenza nel caso in cui risulti ammesso ad un corso di dottorato di ricerca presso una università.

Si tratta quindi di un’aspettativa per motivi di studio e può durare per tutta la durata del dottorato di ricerca.

Non deve essere confusa con i permessi studio, l’aspettativa viene concessa previa verifica della compatibilità con le esigenze di servizio dell’amministrazione.

Trattamento economico e previdenziale. Il trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce di questa aspettativa, bisogna distinguere due casi:

  • dottorato con borsa
  • dottorato senza borsa (o con rinuncia alla stessa).

Nel primo caso, cioè quando il corso di dottorato di ricerca prevede una borsa (un compenso/assegno mensile a carico dell’università), il pubblico dipendente viene collocato in aspettativa senza assegni, cioè un’aspettativa senza retribuzione a carico dell’amministrazione pubblica di appartenenza.

Qualora, invece, il pubblico dipendente venga ammesso ad un corso di dottorato senza borsa, o nel caso in cui il lavoratore rinunci preventivamente alla borsa in questione, l’amministrazione pubblica di appartenenza è tenuta a concedere l’aspettativa retribuita, cioè con la retribuzione mensile ordinariamente versata al dipendente.

Il periodo di aspettativa è utile ai fini della progressione di carriera e ai fini pensionistici (pensione e liquidazione).

Chi non ha diritto a questa aspettativa. L’aspettativa per dottorato di ricerca non può essere concessa ai pubblici dipendenti che abbiano già conseguito il titolo di dottore di ricerca, e neppure ai pubblici dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di questa aspettativa.

Cosa succede alla fine del dottorato di ricerca. La legge stabilisce che qualora, dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, cessi il rapporto di lavoro o di impiego con qualsiasi amministrazione pubblica per volontà del dipendente nei due anni successivi, quest’ultimo è tenuto a restituire tutte le retribuzioni percepite durante l’aspettativa laddove queste fossero rimaste a carico dell’amministrazione (quindi nel caso di aspettativa retribuita).

La disposizione riconosce il valore dell’accrescimento culturale e professionale che di regola consegue al dottorato, valore che non è e non può essere limitato alla singola istituzione di appartenenza, ma è riferito all’intero apparato pubblico che si arricchisce nel suo complesso di professionalità.