Accesso al pubblico impiego dei cittadini stranieri

Il d.lgs n.165/01 art. 38 e successivi (Testo Unico sul Pubblico Impiego), ha esteso l’accesso al pubblico impiego, già previsto per i cittadini dell’Unione Europea, anche ad alcuni cittadini stranieri extra-comunitari regolarmente soggiornanti ma non a tutti indistintamente. In particolare la possibilità di svolgere un lavoro presso una Pubblica Amministrazione è possibile per i lavoratori stranieri titolari di:

  1. permesso di soggiorno UE per soggiornante di lungo periodo (ex carta di soggiorno);
  2. permesso di soggiorno per asilo politico;
  3. permesso di soggiorno per protezione sussidiaria;
  4. carta di soggiorno UE come familiare extracomunitario di cittadino comunitario (rilasciata solo in formato cartaceo a:
  • coniuge di cittadino comunitario;
  • discendenti diretti di età inferiore a 21 anni, o a carico, e di quelli del coniuge;
  • ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge;
  • ogni altro familiare, se è a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell’Unione titolare del diritto di soggiorno a titolo principale o se gravi motivi di    salute impongono che il cittadino dell’Unione lo assista personalmente comunitario di cittadino comunitario

L’accesso al pubblico impiego per i cittadini stranieri è stato esteso però non a tutti i ruoli nelle amministrazioni pubbliche, ma solo a quelli che non implicano esercizio di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale, perché tali settori sono riservati ai cittadini italiani.

Ad esempio è possibile l’impiego di un cittadino straniero presso una Pubblica Amministrazione come professore, lettore universitario, assistente scolastico, infermiere, giardiniere, idraulico, postino, ferroviere, elettricista, e in generale per tutti i servizi di pubblica assistenza.

Invece i cittadini stranieri possono essere legittimamente esclusi quando un determinato impiego, per le mansioni di cui si richiede lo svolgimento, comporti o meno la partecipazione all’esercizio di prerogative dei pubblici poteri e la responsabilità per la tutela di interessi generali.